
Dopo un appassionata chiaccherata dal salumiere non dovevo lasciarmi scappare l’invitante personaggio, il Sign. Colella. Egli mi accolse a casa sua nel pomeriggio con grande cortesia. La signora Amelia, sua moglie, mi offrì una tazzina di caffè e si allontanò dicendo: “Chiedo scusa.. abbiate pazienza..”
Era chiaro che le scuse me le faceva, non perchè andava via, ma per tutto quello che in seguito mi avrebbe detto il marito.
“Caro ingegnere, io sono un soldato del Dubbio” esordì Colella non appena restammo soli. “Credo nel Dubbio come regola di convivenza civile. Ognuno ha la sua religione personale e la mia religione è il Dubbio. Venite con me, vi voglio far vedere una cosa.”
E così dicendo si avviò nel corridoio. Qui incrocia di nuovo la moglie che ancora una volta mi biascicò sottovoce uno “scusatelo tanto”, e finalmente ci sedemmo in una stanza semibuia dove un pianoforte giganteggiava in mezzo ad un mare di partiture musicali, dischi, libri e posacenere non svuotati.
“Guardate qua” disse il maestro, mostrandomi un quadro coperto da una tendina di seta damascata. “Questo è il mio Santo!”
Tirò una cordicella, la tendina si alzò, e comparve un grande punto interrogativo tutto fatto di lampadine mignon. Subito dopo il maestro girò un interruttore e le lampadine cominciarono ad accendersi e spegnersi a intermittenza, come quelle degli alberi di Natale.
“Scusatelo tanto”.. mi voltai e vidi la sognora Amelia, sulla soglia, che con lo sguardo implorava comprensione.
“Amè, facci parlare” esclamò il maestro, invitandola a uscire. Poi m’indicò una poltroncina di plastica e mi disse “Ingegnè, sedetevi e seguitemi con attenzione: nel mondo ci sono i punti interrogativi e i punti escalamtivi, i soldati del Dubbio e quelli della Certezza Assoluta. Quando incontrate un punto interrogativo, non abbiate paura: è sicuramente una brava persona, un democratico, un uomo con il quale potete discutere ed essere in disaccordo. I punti esclamativi invece sono pericolosi: sono i cosidetti uomini di Fede, quelli che prima o poi prendono le “decisioni irrevocabili”. Ora ricordatevi quello che vi dico: la Fede è violenza, qualsiasi tipo di Fede, religiosa, politica e sportiva. Dietro ogni guerra c’è sempre un uomo di Fede che ha sparato il primi colpo. In Irlanda, in Libano, In Iran, la Fede si aggira con la falce tra le mani e i vestiti lordi di sangue, e quando uccide lo fa sempre in nome dell’amore. [Tengo a precisare che qui il maestro Colella con il termine "Fede" intende quel sentimento che fa si che si abbia una "certezza assoluta" senza prima essere passati dal Dubbio. Lo preciso perchè giustamente qualcuno potrebbe sentirsi offeso dalle sue parole, non c'è ne motivo]
A me papà insegnò che il Dubbio è il padre della Tolleranza e della Curiosità. I giovani sono curiosi, ma non sono capaci di essere tolleranti, i vecchi sono tolleranti ma hanno perso il gusto della curiosità, i grandi uomini sanno essere curiosi e tolleranti allo stesso tempo. Chi ha Fede è come se già sapesse tutto in anticipo: non ha dubbi, non è capace di meraviglia, e come dice Aristotele: “La meraviglia è il principio della ricerca”. Chi ha Fede non è disposto a riconoscere i propri errori, e noi senza l’aiuto degli errori non siamo nessuno. La Fede è obbedienza pronta, cieca e assoluta. Papà mio era professore di filosofia. Quando qualcuno telefonava a casa e gli chiedeva: “Siete voi il professor Colella?” rispondeva sempre “può essere”, e non lo faceva per fare dello spirito, ma perchè non era sicuro di esserlo!”
“Un minimo di Fede ci vuole, però, per iniziare un impresa. Senza la Fede non avremo scoperto l’America e la penicillina”
“Si, però deve essere una Fede che nasce dal Dubbio” ribatte il maestro “che sappia imparare dagli errori: quella che io chiamo “La Fede a occhi aperti”, sempre attento a ciò che succede, insomma non andrei mai a marciare contro i carri armati nemici come fanno i ragazzi di Khomeini. Riassumendo, il Dubbio non è un ideologia ma un metodo. Si può essere dubbiosi, ovvero scettici, e continuare ad avere un idea per cui battersi.”
“Ma, almeno quando vi sedete al piano” gli chiesi io “vi abbandonate al piacere della musica? credete in quello che state suonando?”
“Non sempre” rispose il maestro, “quando suono Beethoven, per esempio, ho sempre il dubbio che la musica venga dal cielo e che io stia suonando in play-back!”
Luciano De Crescenzo







Ottobre 8, 2008 alle 10:11 am |
Grandioso DeCrescenzo!!
Dicembre 10, 2008 alle 10:31 pm |
Coltivare il dubbio: il principio primo della scienza, il principio primo dell’evoluzione dell’uomo!
Dicembre 15, 2008 alle 9:52 pm |
veramente bello sto passo qua