L’atteggiamento verso l’ignoto

Giugno 9, 2009

L’estate è ormai alle porte, si prevede un lungo periodo di relax, riposo, mare, letture varie.. Anche se, sinceramente, quest’anno è praticamente volato, uno degli anni che sembrano passati con maggior velocità e non si sa il perchè. In ogni caso, vorrei parlare di un argomento importante che è nato da varie discussioni che ho avuto qui su Internet, precisamente riguardo strane teorie pseudo-scientifiche e questioni riguardanti il paranormale. Chi mi conosce, anche poco, sa mooolto bene come la penso a riguardo e non per niente il mio impianto intellettuale è sostanzialmente basato su un approccio verso la realtà di tipo scientifico. Se partiamo un pò da lontano, facendo un analisi storica e filosofica, possiamo dire in buona sostanza che l’atteggiamento verso l’ignoto, verso ciò che non si sa e che risulta misterioso è stato fondamentalmente di tre tipi:

  1. Non mi importa di sapere il perchè e quindi di sapere da quali cause è mosso il fenomeno misterioso che sto osservando, continuo a vivere la mia vita senza occuparmene
  2. Cerco di evincerne le cause basandomi su considerazioni personali, su sillogismi o su discorsi “logici” basati solamente sulla dialettica, sull’immaginazione, su eventuali pregiudizi e preconcetti di tipo culturale e religioso (a questo punto appartengono tutta la metafisica, i miti, le leggende, le religioni e molte filosofie)
  3. Cerco di evincerne le cause basandomi sullo studio approfondito e la ricerca sul campo, ipotizzando teorie e verificando che esse siano corrette con opportuni osservazioni ed esperimenti (e a questo punto appartiene ovviamente tutta la scienza ma anche molte filosofie simili che non fanno uso della matematica, come il metodo baconiano, che seppur diverso dalla scienza cerca di avere un quadro della realtà libero da pregiudizi o preconcetti)

E’ chiaro che nei tempi antichi quasi tutti i fenomeni erano sconosciuti (pensiamo all’atteggiamento di meraviglia dei filosofi greci verso la natura e la vita). E da questo si capisce come il secondo punto da me citato era quello più in voga nell’antichità, dove per spiegare i fenomeni si ricorreva spesso a miti o leggende che poi si sono articolati vedendo la nascita delle prime filosofie, con tutto il contributo che la metafisica ha dato alla storia del pensiero umano. Da qui si è passati alle filosofie di tipo religioso con i propri dogmi, tanto è vero che nel Medioevo se noi togliamo la parola “Dio” non ci capiamo più nulla poichè tutta la vita (dai contadini ai nobili, dagli artigiani ai poeti) era in funzione di esso. Con la nascita e lo sviluppo della scienza le cose sono radicalemente cambiate e la religione durante tutto il tempo successivo si è erosa nelle sue spiegazioni del mondo lasciando sempre più spazio alla visione attenta, chiara e soprattutto provata che il metodo scientifico ha portato. Nel terzo millennio adesso sappiamo sicuramente molte più cose di quanto ne sapevano nell’antichità, dove appunto quasi ogni fenomeno era considerato di tipo misterioso. Si evince quindi che l’atteggiamento più consono e soprattutto intellettualmente più umile è quello di affrontare il mistero basandosi sullo studio e sulla ricerca, e non con la presunzione di spiegare un fenomeno basandosi solo su questioni che ricadono nella metafisica, viziate da pregiudizi e da dogmatismi. Quello che mi chiedo è:  come è possibile che nel terzo millennio, dopo tutto il progresso, ci siano ancora persone che invece di affrontare un problema ragionando con la propria testa e avere un approccio di dubbio, di ricerca e di studio, continuino a pensare con la testa altrui e a credere, o addirittura a fare, considerazioni totalmente legate all’immaginazione e quindi slegate dalla realtà ?

A presto ;)

ps: e concludo che avere un atteggiamento di tipo scientifico verso il mondo non mortifica assolutamente tutta la sfera spirituale legata alla vita e a questioni simili, come molti erroneamente pensano.. Ma di questo ne discuterò in un altro post.. :)