
Questo signore qui sopra è Immanuel Kant, grandissimo filosofo dell’illuminismo e precursore della filosofia idealistica, come ben sapete. Scrivo questo post come risposta a tutti coloro che hanno ancora qualche credenza nella famosa prova ontologica di Dio di Anselmo d’Aosta e nella sua fuorviante logica.
La prova ontologica di Dio, per chi non lo sapesse, è la prova logica (sic!) grazie alla quale si dimostra l’esistenza dell’essere di Dio (dove “essere” è inteso in senso ontologico e non copulativo). La prova ontologica di Anselmo è la seguente: immaginiamo un incontro tra Anselmo e un ateo convinto, quest’ultimo ovviamente dice con fermezza che Dio non esiste; Anselmo allora dice “Se dici che Dio non esiste devi pur avere un idea di cosa sia Dio, altrimenti non puoi esprimerti riguardo la sua esistenza”. L’ateo allora dice “Certo, io ho una definizione di Dio: esso è un ente di cui non si può pensare nulla di maggiore, nulla di più grande”. Anselmo incuriosito dice: “Hai perfettamente ragione, e questa “idea maggiore di tutte” esiste? E’ reale?”. L’ateo prontamente risponde: “No, è solo un idea nella mia testa”,
Anselmo questa volta sorridendo dice: “Ma il Dio che hai definito poco fa come ciò di cui non si può pensare nulla di più grande è comunque inferiore al mio Dio, che oltre a quelle caratteristiche ha anche la caratteristica dell’esistenza, quindi il mio Dio è più grande del tuo (è maggiore a livello concettuale) e quindi, per la definizione che abbiamo accettato entrambi, Dio esiste! E anzi, Dio deve esistere per forza visto che è più perfetto di un Dio che non esiste.”
Non ci vuole chissà quale ingegno per capire la fuorviante logica di questa prova ontologica, se sostituissimo Dio a qualcos’altro potremmo provare l’esistenza di qualsiasi cosa! E’ simile ai paradossi di Zenone riguardo la corsa tra Achille e la tartaruga, i cari vecchi filosofi greci però ammettevano che Achille in realtà la tartaruga la raggiungeva eccome!
E’ chiaro comunque che si prova subito una certa diffidenza per una prova così importante senza mettere sul piano nessun dato sperimentale, che arrivi cioè dal mondo fisico (come fa notare R.Dawkins). E’ infatti chiaro che non si può dimostrare l’esistenza o l’inesistenza di Dio solamente con la dialettica o con giochi di parole.
In secondo luogo tutto il discorso contiene delle falle enormi: ovviamente Anselmo si riferiva al Dio cristiano quando citava questa prova ontologica, ma la può utilizzare anche un credente di qualche altra religione, come si pone allora il problema? E poi il fatto che Dio sia “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande” in realtà non è dimostrato (nè dimostrabile) quindi questa definizione non la si può accettare, come non si può accettare nemmeno che l’esistenza sia un attributo che qualifica in positivo un qualcosa che invece non esiste. Questo lo ha fatto notare anche Hume e Kant nel periodo illuministico. Possiamo benissimo pensare a qualcosa che sfiori la nostra idea di totale grandezza, ma non vuol dire (e non dimostra) che esista davvero. Sempre su questo punto si sono interrogati altri filosofi come l’americano Norman Malcolm: “La tesi che l’esistenza sia segno di perfezione è alquanto strana, faccio un’affermazione vera e sensata quando dico che la mia casa sarà migliore se sarà coibentata, ma che cosa significa dire che sarà migliore se esiste piuttosto che se non esiste?”
Altro filosofo D. Gasking ha argomentato la questione utilizzando la prova ontologica di Anselmo “al contrario” parlando cioè di inesistenza di Dio.
1. La creazione del mondo è il più straordinario successo che si possa immaginare
2. Il merito di questo successo deriva dalla sua qualità e dall’abilità del suo creatore
3. Se il creatore non fosse cosi tanto abile (handicap) il successo sarebbe ancora più grandioso, perchè l’impresa diventa più difficile da compiere
4. L’handicap più formidabile per un creatore sarebbe la sua non esistenza
5. Se supponiamo quindi che l’universo sia prodotto da un Dio esistente noi concepiamo un essere più grande, ovvero un essere che ha creato ogni cosa pur essendo inesistente
6. Un Dio che esiste quindi è inferiore rispetto ad un Dio più formidabile e incredibile come un Dio che non esistesse
7. Dio non esiste
Come si può vedere, la logica perversa è la stessa di Anselmo. Ovviamente entrambi non hanno dimostrato nulla, nè che esiste, nè che non esiste. La differenza tra i due è che Gasking ha creato questo filo logico per riderci su e per dimostrare che la prova ontologica è solamente un modo originale per dimostrare qualsiasi cosa si voglia in termini logici (se non ci rifletti per più di 3 secondi!). Al contrario Anselmo era molto serio, e la prova ontologica comunque ha fatto lavorare studiosi, filosofi e logici per molto tempo.
Dovuto rispetto ad Anselmo, tra i più grandi pensatori cristiani. Un po’ meno invece a chi usa ancora questo mezzo dialettico per dimostrare chissà cosa.







Gennaio 30, 2009 alle 6:43 am |
cazz bravo!! falla leggere a scano!