Di nuovo in pista

Rieccomi, dopo un periodo di pausa ampiamente meritato all’insegna del relax, a scrivere sul mio umile blog. Ho scelto di mettere questa immagine non per citare qualche nuova ricerca scientifica e nemmeno per intraprendere alcuna speculazione filosofica, ma solo per ammirare quelle due foto cosi tanto simili ma anche cosi profondamente diverse.
Sono state settimane di riflessione, ho avuto la possibilità finalmente per un pò di lettura personale e ho avuto il piacere di approfondire diversi argomenti dal punto di vista scentifico da una parte e filosofico dall’altra.
Ma parliamo di attualità: queste settimane sono state caratterizzate dal conflitto in Medio Oriente, come se fosse la prima volta! Non esprimo grossi pareri, sono per il cessate il fuoco, anche perchè molte persone innocenti stanno perdendo la vita; e ho visto che già si sta ottenendo qualche risultato per far abbassare la cresta ad Hamas e farlo calmare. Sinceramente tutta questa grande vittimizzazione accentuata anche dall’eccessiva sensibilità dei Paesi occidentali non mi soddisfa particolarmente, soprattutto perchè quegli stessi bambini sono portati in seguito (a causa di tanti fattori quali l’odio fomentato in tutti questi anni) ad imbracciare Kalashnikov o a farsi saltare in aria in qualche via di Gerusalemme. Se noi fossimo nella stessa situazione un palestinese si impegnerebbe come noi occidentali facciamo per loro? Ne sono abbastanza scettico.

Un importante notizia di ambito scientifico che leggevo alcuni giorni fa mi ha veramente colpito: da un importante studio effettuato su campioni di RNA si è scoperto che è stata tale molecola ad essere la prima molecola enzimatica capace di autoreplicarsi sul nostro pianeta. L’esperimento è stato eseguito sintetizzando le molecole base dell’RNA, i nucleotidi, che messi insieme si autoassemblano e in seguito riescono ad autoreplicarsi senza bisogno di altri enzimi, e il processo continua in modo indefinito. I ricercatori hanno inoltre visto che durante l’autoreplicazione avvenivano mutazioni spontanee. E tutto questo senza il tocco di magia di un eventuale entità divina.
Anche Richard Dawkins nel suo libro “il gene egoista” (che consiglio caldamente di leggere) aveva ipotizzato qualcosa di simile (un brodo primordiale con migliaia di varianti di molecole composte da nucleotidi) solo che le molecole ipotizzate erano di DNA mentre ora è dimostrato essere di RNA. Esse incominciarono a selezionarsi e furono inglobate nella membrana fosfolipidica della cellula. Il DNA è quindi venuto dopo. Un punto a sfavore per i creazionisti scalpitanti.

Per quanto riguarda l’iniziativa dell’unione degli atei e degli agnostici razionalisti (di cui ho il link in questo blog) c’è da fare una leggera critica, non tanto nell’iniziativa in sè, ma nei suoi contenuti. Lo slogan è ben diverso da quello inglese, che recita:
“There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life”. In italiano manca il “probabilmente”, che fa un mondo di differenza in termini teorici, pratici e metodologici. Messa così è una contrapposizione sterile tra “dio non esiste” e “dio esiste”, dogmatismo puro da ambo le parti che non sposta di una virgola le convinzioni personali di nessuno. Il senso non è (o non dovrebbe essere) contrapporre l’ateismo alla religione come due fazioni in lotta, ma contrapporre il dubbio e il sano esercizio della razionalità al fideismo dogmatico e irrazionale. Dubbio: ovvero, quel “probabilmente”. In sede etica si può essere atei quanto si vuole, e io lo sono  dal momento che vivo la mia vita non preoccupandomi dell’esistenza di Dio o meno (e assumendo peraltro la convinzione che sia improbabile l’esistenza di Dio, ma notate bene, si parla di probabilità e non di certezza!); ma in sede teoretica vige il principio di falsificabilità, e dovremmo essere noi i primi ad applicare il metodo scientifico: l’ateismo non può ergersi a dogma se no ricade pericolosamente nel baratro che l’ateismo stesso cerca di criticare. Inoltre c’è da considerare anche un altro aspetto, di quale Dio si sta parlando? Molti scienziati e persone che applicano una sana razionalità alla questione si considerano profondamente religiosi quando si parla di Dio in senso non dogmatico, per esempio citando il Dio di Einstein, il Dio di Spinoza ecc. La concezione di Dio di molti italiani non è sempre identica (per fortuna!) a quella che ha in mente il papa. Quindi in questo caso (in altri casi si sarebbe valutato diversamente) se rimaniamo sul terreno dell’agnosticismo con il “probabilmente”, è facile che molte più persone si riconoscano nello slogan, che dovrebbe essere il fine principale; buttarla sull’ateismo assolutista e militante è pericoloso, perché ci fa passare per dogmatici come e più dei preti. Poi, concludendo, io avrei utilizzato una frase migliore e propositiva, che ispirasse alla riflessione profonda, e non un semplice “gli altri sbagliano” che comunque è sempre sbagliato se non ci sono argomentazioni e/o proposte a riguardo.

Riaggionerò presto il blog!
Ciao ;)

Lascia un commento