Gennaio 29, 2009

Questo signore qui sopra è Immanuel Kant, grandissimo filosofo dell’illuminismo e precursore della filosofia idealistica, come ben sapete. Scrivo questo post come risposta a tutti coloro che hanno ancora qualche credenza nella famosa prova ontologica di Dio di Anselmo d’Aosta e nella sua fuorviante logica.
La prova ontologica di Dio, per chi non lo sapesse, è la prova logica (sic!) grazie alla quale si dimostra l’esistenza dell’essere di Dio (dove “essere” è inteso in senso ontologico e non copulativo). La prova ontologica di Anselmo è la seguente: immaginiamo un incontro tra Anselmo e un ateo convinto, quest’ultimo ovviamente dice con fermezza che Dio non esiste; Anselmo allora dice “Se dici che Dio non esiste devi pur avere un idea di cosa sia Dio, altrimenti non puoi esprimerti riguardo la sua esistenza”. L’ateo allora dice “Certo, io ho una definizione di Dio: esso è un ente di cui non si può pensare nulla di maggiore, nulla di più grande”. Anselmo incuriosito dice: “Hai perfettamente ragione, e questa “idea maggiore di tutte” esiste? E’ reale?”. L’ateo prontamente risponde: “No, è solo un idea nella mia testa”,
Anselmo questa volta sorridendo dice: “Ma il Dio che hai definito poco fa come ciò di cui non si può pensare nulla di più grande è comunque inferiore al mio Dio, che oltre a quelle caratteristiche ha anche la caratteristica dell’esistenza, quindi il mio Dio è più grande del tuo (è maggiore a livello concettuale) e quindi, per la definizione che abbiamo accettato entrambi, Dio esiste! E anzi, Dio deve esistere per forza visto che è più perfetto di un Dio che non esiste.”
Non ci vuole chissà quale ingegno per capire la fuorviante logica di questa prova ontologica, se sostituissimo Dio a qualcos’altro potremmo provare l’esistenza di qualsiasi cosa! E’ simile ai paradossi di Zenone riguardo la corsa tra Achille e la tartaruga, i cari vecchi filosofi greci però ammettevano che Achille in realtà la tartaruga la raggiungeva eccome!
E’ chiaro comunque che si prova subito una certa diffidenza per una prova così importante senza mettere sul piano nessun dato sperimentale, che arrivi cioè dal mondo fisico (come fa notare R.Dawkins). E’ infatti chiaro che non si può dimostrare l’esistenza o l’inesistenza di Dio solamente con la dialettica o con giochi di parole.
In secondo luogo tutto il discorso contiene delle falle enormi: ovviamente Anselmo si riferiva al Dio cristiano quando citava questa prova ontologica, ma la può utilizzare anche un credente di qualche altra religione, come si pone allora il problema? E poi il fatto che Dio sia “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande” in realtà non è dimostrato (nè dimostrabile) quindi questa definizione non la si può accettare, come non si può accettare nemmeno che l’esistenza sia un attributo che qualifica in positivo un qualcosa che invece non esiste. Questo lo ha fatto notare anche Hume e Kant nel periodo illuministico. Possiamo benissimo pensare a qualcosa che sfiori la nostra idea di totale grandezza, ma non vuol dire (e non dimostra) che esista davvero. Sempre su questo punto si sono interrogati altri filosofi come l’americano Norman Malcolm: “La tesi che l’esistenza sia segno di perfezione è alquanto strana, faccio un’affermazione vera e sensata quando dico che la mia casa sarà migliore se sarà coibentata, ma che cosa significa dire che sarà migliore se esiste piuttosto che se non esiste?”
Altro filosofo D. Gasking ha argomentato la questione utilizzando la prova ontologica di Anselmo “al contrario” parlando cioè di inesistenza di Dio.
1. La creazione del mondo è il più straordinario successo che si possa immaginare
2. Il merito di questo successo deriva dalla sua qualità e dall’abilità del suo creatore
3. Se il creatore non fosse cosi tanto abile (handicap) il successo sarebbe ancora più grandioso, perchè l’impresa diventa più difficile da compiere
4. L’handicap più formidabile per un creatore sarebbe la sua non esistenza
5. Se supponiamo quindi che l’universo sia prodotto da un Dio esistente noi concepiamo un essere più grande, ovvero un essere che ha creato ogni cosa pur essendo inesistente
6. Un Dio che esiste quindi è inferiore rispetto ad un Dio più formidabile e incredibile come un Dio che non esistesse
7. Dio non esiste
Come si può vedere, la logica perversa è la stessa di Anselmo. Ovviamente entrambi non hanno dimostrato nulla, nè che esiste, nè che non esiste. La differenza tra i due è che Gasking ha creato questo filo logico per riderci su e per dimostrare che la prova ontologica è solamente un modo originale per dimostrare qualsiasi cosa si voglia in termini logici (se non ci rifletti per più di 3 secondi!). Al contrario Anselmo era molto serio, e la prova ontologica comunque ha fatto lavorare studiosi, filosofi e logici per molto tempo.
Dovuto rispetto ad Anselmo, tra i più grandi pensatori cristiani. Un po’ meno invece a chi usa ancora questo mezzo dialettico per dimostrare chissà cosa.
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Pubblicato da davidcorner
Gennaio 14, 2009

Rieccomi, dopo un periodo di pausa ampiamente meritato all’insegna del relax, a scrivere sul mio umile blog. Ho scelto di mettere questa immagine non per citare qualche nuova ricerca scientifica e nemmeno per intraprendere alcuna speculazione filosofica, ma solo per ammirare quelle due foto cosi tanto simili ma anche cosi profondamente diverse.
Sono state settimane di riflessione, ho avuto la possibilità finalmente per un pò di lettura personale e ho avuto il piacere di approfondire diversi argomenti dal punto di vista scentifico da una parte e filosofico dall’altra.
Ma parliamo di attualità: queste settimane sono state caratterizzate dal conflitto in Medio Oriente, come se fosse la prima volta! Non esprimo grossi pareri, sono per il cessate il fuoco, anche perchè molte persone innocenti stanno perdendo la vita; e ho visto che già si sta ottenendo qualche risultato per far abbassare la cresta ad Hamas e farlo calmare. Sinceramente tutta questa grande vittimizzazione accentuata anche dall’eccessiva sensibilità dei Paesi occidentali non mi soddisfa particolarmente, soprattutto perchè quegli stessi bambini sono portati in seguito (a causa di tanti fattori quali l’odio fomentato in tutti questi anni) ad imbracciare Kalashnikov o a farsi saltare in aria in qualche via di Gerusalemme. Se noi fossimo nella stessa situazione un palestinese si impegnerebbe come noi occidentali facciamo per loro? Ne sono abbastanza scettico.
Un importante notizia di ambito scientifico che leggevo alcuni giorni fa mi ha veramente colpito: da un importante studio effettuato su campioni di RNA si è scoperto che è stata tale molecola ad essere la prima molecola enzimatica capace di autoreplicarsi sul nostro pianeta. L’esperimento è stato eseguito sintetizzando le molecole base dell’RNA, i nucleotidi, che messi insieme si autoassemblano e in seguito riescono ad autoreplicarsi senza bisogno di altri enzimi, e il processo continua in modo indefinito. I ricercatori hanno inoltre visto che durante l’autoreplicazione avvenivano mutazioni spontanee. E tutto questo senza il tocco di magia di un eventuale entità divina.
Anche Richard Dawkins nel suo libro “il gene egoista” (che consiglio caldamente di leggere) aveva ipotizzato qualcosa di simile (un brodo primordiale con migliaia di varianti di molecole composte da nucleotidi) solo che le molecole ipotizzate erano di DNA mentre ora è dimostrato essere di RNA. Esse incominciarono a selezionarsi e furono inglobate nella membrana fosfolipidica della cellula. Il DNA è quindi venuto dopo. Un punto a sfavore per i creazionisti scalpitanti.
Per quanto riguarda l’iniziativa dell’unione degli atei e degli agnostici razionalisti (di cui ho il link in questo blog) c’è da fare una leggera critica, non tanto nell’iniziativa in sè, ma nei suoi contenuti. Lo slogan è ben diverso da quello inglese, che recita:
“There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life”. In italiano manca il “probabilmente”, che fa un mondo di differenza in termini teorici, pratici e metodologici. Messa così è una contrapposizione sterile tra “dio non esiste” e “dio esiste”, dogmatismo puro da ambo le parti che non sposta di una virgola le convinzioni personali di nessuno. Il senso non è (o non dovrebbe essere) contrapporre l’ateismo alla religione come due fazioni in lotta, ma contrapporre il dubbio e il sano esercizio della razionalità al fideismo dogmatico e irrazionale. Dubbio: ovvero, quel “probabilmente”. In sede etica si può essere atei quanto si vuole, e io lo sono dal momento che vivo la mia vita non preoccupandomi dell’esistenza di Dio o meno (e assumendo peraltro la convinzione che sia improbabile l’esistenza di Dio, ma notate bene, si parla di probabilità e non di certezza!); ma in sede teoretica vige il principio di falsificabilità, e dovremmo essere noi i primi ad applicare il metodo scientifico: l’ateismo non può ergersi a dogma se no ricade pericolosamente nel baratro che l’ateismo stesso cerca di criticare. Inoltre c’è da considerare anche un altro aspetto, di quale Dio si sta parlando? Molti scienziati e persone che applicano una sana razionalità alla questione si considerano profondamente religiosi quando si parla di Dio in senso non dogmatico, per esempio citando il Dio di Einstein, il Dio di Spinoza ecc. La concezione di Dio di molti italiani non è sempre identica (per fortuna!) a quella che ha in mente il papa. Quindi in questo caso (in altri casi si sarebbe valutato diversamente) se rimaniamo sul terreno dell’agnosticismo con il “probabilmente”, è facile che molte più persone si riconoscano nello slogan, che dovrebbe essere il fine principale; buttarla sull’ateismo assolutista e militante è pericoloso, perché ci fa passare per dogmatici come e più dei preti. Poi, concludendo, io avrei utilizzato una frase migliore e propositiva, che ispirasse alla riflessione profonda, e non un semplice “gli altri sbagliano” che comunque è sempre sbagliato se non ci sono argomentazioni e/o proposte a riguardo.
Riaggionerò presto il blog!
Ciao
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Pubblicato da davidcorner